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Broadcast & Video

SOTTO L'OCCHIO DELLO SCANNER

I sistemi biometrici offrono una grande sicurezza, ma sono anche un modo per controllarci. E il prezzo lo paghiamo rinunciando alla privacy.

February 5, 2004
By Nicola Sodano

La biometria, ovvero la tecnologia che permette il riconoscimento delle impronte digitali o dei lineamenti di una persona, è divenuta una realtà. In quest'era dove siamo sempre più spiati, studiati, dove ovunque ci sono telecamere pronte a indagare nella nostra vita, ecco che questa scienza con la sua capacità di leggere ogni parte del nostro corpo in maniera univoca ci rende sempre più vulnerabili. La biometria si basa sul fatto che ogni persona è un individuo unico e quindi riconoscibile. Mani, dita, viso, voce, odore, sudorazione, iride, gestualità, la coda del Dna e persino la mappa delle vene sono inequivocabili indicatori della nostra identità. Questi sistemi d'identificazione diventeranno sempre più frequenti nella nostra vita privata ma soprattutto nel settore pubblico. Il vero problema è quanto queste tecnologie interferiranno nel nostro quotidiano. Le Nazioni Unite, ad esempio, hanno installato sistemi di identificazione biometrica alla frontiera tra Pakistan e Afghanistan per il riconoscimento dei rifugiati a Peshawar. Le prospettive sono quelle di un ampio uso della biometria anche nella società civile (all'ingresso di supermarket o nei posti affollati in paesi a rischio, come Israele) se non addirittura nei luoghi di divertimento (in alcuni casinò di Las Vegas i sistemi di face recognition, riconoscimento elettronico del volto, sono stati installati come difesa dai bari di professione).

All'aeroporto JFK di New York, ad esempio, una porta del Terminal 4 degli arrivi internazionali è vigilata mediante il ricono­scimento dell'iride del personale in transito. Se il sistema non riconosce l'impiegato, scatta il blocco di sicurezza e la porta non si apre. Gli aeroporti di Toronto e Vancouver hanno messo in funzione in questi giorni Canpass-Air, un'altra tecnologia per il controllo dell'iride dei passeggeri in transito. Sistemi basati sull'iris-scan, sono presenti all'aeroporto olandese di Schiphol e in quello giapponese di Narita. Ma anche in Italia il "face recognition" esiste già: una società fiorentina, ad esempio, ha già sviluppato per una questura su cui l'azienda mantiene il segreto, un database con le foto di oltre 950 pregiudicati e ha posizionato 18 webcam in altrettanti punti strategici di una città (anch'essa ignota) della penisola. Il meccanismo è semplice: le telecamere trasmettono le immagini incrociate dei passanti 24 ore su 24 e quando il sistema rileva una corrispondenza del 90 per cento con uno dei volti archiviati, invia un sms di allerta alla questura con indicata la zona della segnalazione. In tal modo il sospettato può essere rintracciato e fermato.

Anche l'Olanda utilizza da tempo un sistema di riconoscimento facciale per incastrare i "disturbatori" della quiete pubblica. A mettere in atto questa tecnologia è una società olandeseche ha venduto il suo software a 15 night club dei Paesi Bassi. Il controllo unisce diverse tecniche, dall'identificazione facciale alle impronte digitali alle smartcard. I locali notturni olandesi, aperti fino alla mattina e notoriamente tolleranti sulle droghe leggere, sono ricchi di personaggi un po' agitati: così due lettori ottici davanti alla porta di questi locali regolano il flusso di ingresso. Chi ha già la carta di identificazione può passare, mentre chi è nuovo dovrà, prima di entrare, lasciare le sue impronte digitali e farsi scansionare il viso. Sempre in Olanda la biometria è usata al servizio dell'ufficio immigrati. Dal mese di giugno tutti gli immigrati sono infatti sottoposti all'esame della retina, i cui particolari vengono memorizzati in un chip speciale, che rende assolutamente impossibili gli scambi di persona.

Capitava spesso che persone della stessa etnia si presentassero al posto di altri al controllo mensile imposto dalle autorità olandesi, vista la loro somiglianza. Ora però, grazie all'esame della retina tramite la biometria, i controlli saranno infallibili. L'Olanda, entusiasta del nuovo progetto, sta addirittura pensando di allargare il "chip d'identità" con scansione della retina a tutta la popolazione, per memorizzare così informazioni non falsificabili.

Il pass sotto forma di chip è valido dal 2003, ma solo all'interno della Comunità Europea. Anche l'Italia si prepara all'emissione di un apposito visto o di un passaporto a lettura ottica.

E' stato presentato il prototipo del nuovo passaporto elettronico, contenente un microchip con impronte digitali e immagine del viso del titolare. Si prevede che alla fine dell'anno prossimo il documento possa diventare una realtà. Dopo alcuni mesi di lavoro congiunto tra il ministero degli Esteri e dell'Interno, l'Italia è tra i primi Paesi ad arrivare al traguardo del passaporto elettronico, apparentemente identico a quello attualmente in vigore. Ancora in discussione la possibilità di aggiungere un altro elemento biometrico: la lettura dell'iride. Le immagini delle impronte verranno trasformate in un codice elettronico, tramite il quale saranno possibili i successivi controlli.

Dovremo "scansionare" il nostro volto prima di andare a fare la spesa al supermercato o semplicemente riusciremo a vivere con tranquillità la nostra vita senza sentirci continuamente osservati o addirittura perseguitati. Le maggiori contestazioni alla biometria riguardano naturalmente le questioni legate alla violazione della privacy, principale motivazione della diffidenza che gli europei provano verso i sistemi di riconoscimento, in particolar modo verso quello basato sull'iride. Secondo Giulio Camagni, consigliere di Assintel (Associazione Nazionale Imprese Servizi Informatica Telematica Robotica Eidomatica) «per quanto riguarda il problema della privacy, è molto importante distinguere due momenti: quando si registrano i dati biometrici e quando invece si registrano i codici identificativi, i cosiddetti template, ottenuti dal dato biometrico. Nel primo caso, infatti, è indispensabile l'intervento del garante della privacy in quanto la registrazione del dato biometrico è soggetta a strette regole per non infrangere la privacy. Altra cosa, invece, è registrare semplicemente il template, ossia non il dato biometrico in sè ma un codice identificativo del soggetto, più riservato del codice fiscale, visto che non rende nota l'età del soggetto».

Tecnicamente il face recognition funziona grazie a un computer che analizza in pochi secondi i dati del volto (la distanza degli occhi, l'altezza degli zigomi, la posizione di naso e bocca, ecc.) e ne desume una sorta di cartografia facciale che viene confrontata con quelle detenute nei database della polizia. L'iris recognition, invece, è un'immagine in bianco e nero della zona che circonda la pupilla. Attraverso queste immagini si ricavano circa 247 punti che costituiscono i dati univoci sulla base dei quali viene prodotto un codice digitale, lo stesso che sarà poi confrontato con migliaia di altri per ottenere l'identificazione del soggetto. Grazie allo sviluppo di tecnologie ottiche, software e processori sempre più potenti e precisi, il face recognition punta all'azzeramento dei cosiddetti Frr (False Rejection Rate - Percentuale di falsi rifiuti) e Far (False Acceptance Rate - Percentuale di false autenticazioni), ossia delle variabili di errore. Al Massachusetts Institute of Technology, presso il Media Laboratory, hanno già raggiunto una percentuale di corrispondenza del 92 per cento.

Nel prossimo futuro le tecnologie biometriche conquisteranno un giro d'affari sempre più cospicuo e richiesto. L'International Biometric Group ha quantificato il giro d'affari di questo mercato ipertecnologico in circa 4 miliardi di dollari, con una crescita annua del 50 per cento da oggi ai prossimi tre anni. «Le entrate dovute alla diffusione delle applicazioni biometriche saliranno del 34 per cento nel Nord America, del 23 nell'area asiatica e del 13 in Europa - spiega Trevor W. Prout, direttore marketing dell'Ibg - e questi dati aiutano a capire perchè la maggior parte delle 250 aziende che in tutto il mondo si occupano di biometria risieda proprio negli Stati Uniti».

Non ci resta che aspettare ..... e vedere!!!

   
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