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Occhio che ti scopro
L'iride. Il Dna. La voce.
L'ovale del viso. I nuovi sistemi di individuazione
digitale sono già arrivati. In gran segreto. Anche
nelle strade italiane
20.03.2003
di Francesca Tarissi
Aeroporto di Tokyo, anno 2010. In mezzo alla folla, un
bambino indica incuriosito la pistola di un agente. L'uomo
in divisa la sgancia dalla cintura e gliela porge. Un
incosciente? No. L'arma nelle mani del ragazzino non spara,
non scatta, semplicemente non funziona se non viene
impugnata dal poliziotto a cui è assegnata. Il dispositivo
interno non riconosce le impronte digitali del piccolo.
Poco più in là, un fiume di
gente si avvia verso le porte automatiche a raggi infrarossi.
Una microcamera scatta una foto digitale a tutti quelli che
passano. L'immagine del volto, scansita tridimensionalmente,
viene ridotta ad una sequenza di punti e distanze, inviata
al computer centrale e quindi confrontata con le migliaia
conservate nel database della sicurezza. Se coincide con la
cartografia facciale di un ricercato, ecco che scatta il
fermo. Intanto sulla pista un pilota si accinge ad entrare
nella carlinga dell'aereo. Prima, però, deve passare il
controllo di massima sicurezza: poggia il polso sul sensore
di silicio allo stato solido e il suo Dna di scarto viene
riconosciuto. È proprio lui, può accedere al posto di
pilotaggio.
È il futuro prossimo delle
tecnologie biometriche di riconoscimento individuale, che
hanno subito una forte accelerazione nell'ultimo anno,
diventando un business sempre più cospicuo e richiesto a
mano a mano che nel mondo crescevano le tensioni
internazionali e le minacce del terrorismo. L'International
Biometric Group ha quantificato il giro d'affari di questo
mercato ipertecnologico in circa 4 miliardi di dollari, con
una crescita annua del 50 per cento da oggi ai prossimi tre
anni. «Le entrate dovute alla diffusione delle applicazioni
biometriche saliranno del 34 per cento nel Nord America, del
23 nell'area asiatica e del 13 in Europa», spiega Trevor W.
Prout, direttore marketing dell'Ibg, «e questi dati aiutano
a capire perché la maggior parte delle 250 aziende che in
tutto il mondo si occupano di biometria risieda proprio
negli Stati Uniti».
Molti nomi ma nessun leader
indiscusso del campo, le aziende biometriche tendono
piuttosto a primeggiare nel loro segmento di settore con
competenze specifiche. «In effetti», prosegue Prout, «ci
sono molte società che si occupano della scansione
dell'impronta digitale, come la Identix, Bioscrypt o
DigitalPersona; una sola azienda chiave per la scansione
dell'iride, la Iridian, un'altra per la geometria della mano,
la Recognition Systems. Per il riconoscimento facciale le
maggiori sono ancora la Identix, Imagis, e Visage, mentre
tra quelle per il riconoscimento facciale tridimensionale la
3DBiometrics, A4Vision e Neurodynamics».
La biometria si basa sul fatto che
ogni persona è un individuo unico e quindi riconoscibile.
Mani, dita, viso, voce, odore, sudorazione, iride, gestualità,
la coda del Dna e persino la mappa delle vene sono
inequivocabili indicatori della nostra identità che ancora
oggi, nella maggior parte dei casi, viene individuata con la
classica fotografia. Ma al posto di questo obsoleto
strumento sono già in uso il "face recognition",
il riconoscimento facciale, e l'"iris recognition"
l'identificazione dell'iride, metodi entrambi già applicati,
spesso in modo riservato, al di qua e di là dell'Oceano.
All'aeroporto JFK di New York, ad esempio, una porta del
Terminal 4 degli arrivi internazionali è vigilata mediante
il riconoscimento dell'iride del personale in transito.
Se il sistema, sviluppato dalla
Iridian non riconosce l'impiegato, scatta il blocco di
sicurezza e la porta non si apre. Gli aeroporti di Toronto e
Vancouver hanno messo in funzione in questi giorni Canpass-Air,
un'altra tecnologia per il controllo dell'iride dei
passeggeri in transito. Ancora sistemi basati sull'iris-scan
ad opera della Iridian sono presenti all'aeroporto olandese
di Schiphol e in quello giapponese di Narita. Ma anche in
Italia face recognition esiste già: la società fiorentina
Red Duck, ad esempio, ha già sviluppato per una questura su
cui l'azienda mantiene il segreto, un database con le foto
di oltre 950 pregiudicati e ha posizionato 18 webcam in
altrettanti punti strategici di una città (anch'essa ignota)
della penisola. Il meccanismo è semplice: le camere
trasmettono le immagini incrociate dei passanti 24 ore su 24
e quando il sistema rileva una corrispondenza del 90 per
cento con uno dei volti archiviati, invia un Sms di allerta
alla questura con indicata la zona della segnalazione. In
tal modo il sospettato può essere rintracciato e fermato.
Tecnicamente il face recognition
funziona grazie a un computer che analizza in pochi secondi
i dati del volto (la distanza degli occhi, l'altezza degli
zigomi, la posizione di naso e bocca ecc.) e ne desume una
sorta di cartografia facciale che viene confrontata con
quelle ritenute nei database della polizia. L'iris
recognition, invece, è un'immagine in bianco e nero della
zona che circonda la pupilla. Attraverso questa immagine si
ricavano circa 247 punti che costituiscono i dati univoci
sulla base dei quali viene prodotto un codice digitale, lo
stesso che sarà poi confrontato con migliaia di altri per
ottenere l'identificazione del soggetto.
Grazie allo sviluppo di tecnologie
ottiche, software e processori sempre più potenti e precisi,
il face recognition punta all'azzeramento dei cosiddetti Frr
(False Rejection Rate - Percentuale di falsi rifiuti) e Far
(False Acceptance Rate - Percentuale di false autenticazioni),
ossia delle variabili di errore. Al Massachusetts Institute
of Technology, presso il Media Laboratory, hanno già
raggiunto una percentuale di corrispondenza del 92 per
cento.
Il face e l'iris recognition sono
destinati a entrare nella quotidianità e se domani li
troveremo nella hall degli alberghi, di fronte agli stadi,
già oggi sono utilizzati in diverse circostanze, con un
occhio particolare ai rischi di terrorismo: le Nazioni
Unite, ad esempio, hanno installato sistemi di questo tipo
alla frontiere tra Pakistan e Afghanistan per il
riconoscimento dei rifugiati a Peshawar; ma ci sono già
anche all'aeroporto King Abdul Aziz in Arabia Saudita,
durante il periodo del pellegrinaggio alla Mecca, per
l'identificazione dei fedeli; o agli ingressi del Pentagono
per il riconoscimento del personale. Anche nel carcere della
Contea di Lancaster in Pennsylvania vengono identificate così
le guardie carcerarie: nessun estraneo può entrare o uscire
se non viene riconosciuto dal computer. E le prospettive
sono quelle di un ampio uso della biometria anche nella
società civile (all'ingresso di supermarket o posti
affollati in paesi a rischio, come Israele) se non
addirittura nei luoghi di divertimento (in alcuni casinò di
Las Vegas i sistemi di face recognition sono stati istallati
come difesa dai bari di professione).
Un altro campo di sviluppo
promettente della biometria riguarda le "vecchie"
impronte digitali. La mappa del polpastrello, infatti, sarà
archiviata elettronicamente e ci metterà in condizione di
svolgere infinite attività solo posando un dito su un
lettore ottico: potremo fare acquisti utilizzando l'indice
al posto della carta di credito, accedere a locali riservati,
azionare qualsiasi meccanismo, dal cellulare all'automobile,
dal computer alla macchina fotografica digitale, escludendo,
o riducendo drasticamente, il rischio di furto.
Così le nostre impronte saranno
(e in molti casi già sono) memorizzate ovunque:
all'ingresso dell'azienda per cui lavoriamo, nella
portineria del nostro palazzo, nelle serrature delle porte o
nella tastiera del pc, al posto della password. Attualmente
i dipartimenti statunitensi della Difesa e del Tesoro, 170
scuole di Stoccolma, il ministero della Giustizia tedesco,
la Gwk Banking&Tourist Services, la Banca del
Lussemburgo e l'Agenzia del governo Usa stanno sperimentando
l'accesso controllato mediante la lettura delle dita con i
dispositivi forniti dall'azienda svedese Precise Biometrics.
Si spiega facilmente, quindi, come
il settore delle impronte digitali assorba oggi oltre metà
(il 52,1 per cento) degli investimenti nel campo biometrico
e in futuro si preveda una netta implementazione dell'uso di
Smart Card a sostituzione dei codici Pin, a volte difficili
da memorizzare e comunque meno sicuri.
Le maggiori contestazioni alla
biometria riguardano naturalmente le questioni legate alla
violazione della privacy, principale motivazione della
diffidenza che gli europei provano verso i sistemi di
riconoscimento, in particolar modo verso quello basato
sull'iride, il quale ha già scatenato la fantasia di tanti
sceneggiatori hollywoodiani (da "Mission
Impossible" a "Minority Report", fino
all'ultimo "007"). Secondo Giulio Camagni,
consigliere della Assintel (Associazione Nazionale Imprese
Servizi Informatica Telematica Robotica Eidomatica) «per
quanto riguarda il problema della privacy, è molto
importante distinguere due momenti: quando si registrano i
dati biometrici e quando invece si registrano i codici
identificativi, i cosiddetti template, ottenuti dal dato
biometrico. Nel primo caso, infatti, è indispensabile
l'intervento del garante della privacy in quanto la
registrazione del dato biometrico è soggetta a strette
regole per non infrangere la privacy. Altra cosa, invece, è
registrare semplicemente il template, ossia non il dato
biometrico in sé ma un codice identificativo del soggetto,
più riservato del codice fiscale, visto che non rende nota
l'età del soggetto».
Non c'è nessun rischio, invece,
assicurano gli addetti ai lavori, per la salute di chi viene
sottoposto agli scan oculari: «Non si usano flash, luci
violente o laser, ma solo comuni raggi infrarossi come
quelli dei telecomandi delle televisioni», spiegano alla
Iridian Technologies.
E se viso, impronte digitali e
iride non bastassero, il nostro corpo offre alla biometria
altri dati d'identificazione: la voce, gli atteggiamenti, le
movenze e i gesti quotidiani diverranno altrettante chiavi
per accedere al nostro io, grazie ai sistemi dotati di reti
neurali, in grado cioè di apprendere nel tempo determinate
peculiarità nel modo di fare degli individui. Restano poi
il Dna e l'acidità della pelle, non ancora utilizzati su
larga scala perché troppo difficili da ottenere in tempi
brevi.
La strada, però, è quella dei
sistemi incrociati: utilizzando i diversi strumenti
immediati di cui si è parlato i margini di errore si
avvicineranno allo zero entro pochissimi anni. Spiega Tim
Corcoran, senior systems engineer alla Northrop Grumman: «Un
sistema biometrico multiplo è un sistema in grado di
utilizzare il core biometrico di più tecnologie per
effettuare l'autenticazione di un utente».
Questi sistemi diventeranno sempre
più frequenti, soprattutto nel settore pubblico. Prova ne
sia che l'aeroporto giapponese di Narita ha annunciato un
piano per l'utilizzazione incrociata del riconoscimento
facciale e dell'iride, mentre l'esercito americano sta
raccogliendo i dati dell'iride, delle impronte, del volto e
della voce dei prigionieri afghani e arabi detenuti nella
base di Guantanamo Bay a Cuba. Questo per creare un dossier
biometrico contenente vari parametri che permettano un
riconoscimento certo su singoli o multipli dati biometrici.
Ma la biometria può avere anche
applicazione leggere e sposarsi con la più inutile
gadgettistica elettronica di consumo. Negli Usa, la Wearable
Computing ha sviluppato un congegno di identificazione
personale con una microcamera inserita negli occhiali da
sole che, legata a un mini pc e a un nanomicrofono, ci
suggerirà diversi dati sulla persona che abbiamo di fronte.
Così, per esempio, a una festa, incontrando un tizio che ci
saluta calorosamente, ma di cui non ci ricordiamo neppure il
nome, potremo rispondere con assoluta sicurezza: «Carissimo
Mario, ti trovo benissimo, non dimostri affatto i 52 anni
che hai compiuto giusto un mese fa! Ti sei ripreso
dall'incidente di moto che hai avuto il 7 febbraio scorso
alle 8 del mattino in via Cavour? E come stanno i tuoi due
figli Vittoria e Martino, di 6 e 9 anni? Mi raccomando,
tanti auguri per dopodomani, che è il tuo anniversario di
matrimonio...».
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